EmDrive: il motore impossibile forse è possibile


EmDrive: il motore impossibile forse è possibile
Crediti: NASA / AIAA
Finalmente, dopo mesi di speculazioni, a dicembre la NASA ha rilasciato un documento conclusivo sui test sull'EmDrive (Electromagnetic Drive), il motore a propulsione elettromagnetica che ci consentirebbe di arrivare su Marte in 70 giorni.
L'EmDrive, proposto per la prima volta nel 1999 dello scienziato britannico Roger Shawyer, è un sistema di propulsione unico che non usa i tradizionali propellenti.
Il suo punto di forza non è la velocità ma il peso perché non facendo uso di carburante, alleggerirebbe notevolmente i veicoli spaziali, soprattutto nei lunghi viaggi, permettendo di raggiungere agevolmente destinazioni lontane.
Utilizza energia elettromagnetica generata da fotoni nello spettro di frequenza delle microonde, saltellanti in una camera tronco-conica, per produrre una spinta senza espellere nulla e questo è un problema!
Sì, perché nel 1687, Isaac Newton pubblicò le tre leggi della dinamica alla base della meccanica classica e sembra che l'EmDrive violi la terza, conosciuta come principio di azione e reazione: "Per ogni forza che un corpo A esercita su di un altro corpo B, ne esiste istantaneamente un'altra uguale in modulo e direzione, ma opposta in verso, causata dal corpo B che agisce sul corpo A". I razzi tradizionali, ad esempio, rispettano questo assioma, espellendo propellente verso il basso per staccarsi da terra e salire verso l'alto ma nell'EmDrive i fotoni spingono in avanti il dispositivo senza che qualcosa fuoriesca dalla camera. Di conseguenza, in molti pensano che i risultati ottenuti siano in realtà causati da qualche errore sperimentale.
Nonostante le perplessità, sono tanti i gruppi di ricerca che da qualche anno conducono test sulla propulsione elettromagnetica.
Ora, uno studio pubblicato sulla rivista Journal of Propulsion and Powerdell’American Institute of Aeronautics and Astronautics (Aiaa) da un team dei laboratori Eagleworks presso il Johnson Space Center della NASA, conferma chel'EmDrive funziona, fornendo una spinta nel vuoto con un rapporto di potenza di 1,2 ± 0,1 millinewton per kilowatt di energia (tanto per fare un confronto, le vele solari, che sono ugualmente una tecnologia propulsiva senza carburante, generano una spinta tra i 3,33 ed i 6,67 micronewton per kilowatt).
La novità rispetto agli studi precedenti è che questo ha superato il processo di peer-review, cioè è stato validato da studiosi indipendenti e ciò se non altro garantisce la correttezza del metodo e dei risultati.
La squadra dell'Eagleworks non ha studiato il funzionamento del motore, che è ancora incompreso, ma ne ha analizzato l'effetto. Tuttavia, coinvolgendo la meccanica quantistica, una delle idee è che le microonde di fotoni spingano contro un "plasma virtuale" formato da coppie di particelle ed antiparticelle prodotte e riassorbite quasi istantaneamente dal vuoto quantistico, la cui esistenza è comunque tutta da dimostrare. Ma dall'altra parta, sono gli stessi autori che nella pubblicazione citano nove possibili fonti di errore negli esperimenti che ci riportano con i piedi per terra e ben lontani dal poter scrivere la parola “fine”.
A confondere ancora di più le carte in tavole, è arrivata la Cina che a dicembre 2016 ha annunciato di avere una versione funzionante del motore quasi pronta all'uso. Il prototipo sarebbe in orbita, sulla Tiangong-2, per una serie di test sul campo.
Non ci resta che aspettare ancora e vedere come va a finire!

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